• Balafon

    Il balafon è uno degli strumenti musicali etnici artigianali più particolari ai nostri occhi. Si tratta di una sorta di xilofono in legno, precursore dei nostri xilofoni. Ha una base sulla quale sono disposte dalle 15 alle 21 barre in legno, parallele l’una all’altra e intonate secondo una scala equi eptatonica. Sotto ogni tasto ci sono delle zucche cave forate, che fanno da cassa di risonanza. Hanno delle membrane ottenute con bozzoli di ragno, che durante l’esibizione producono il caratteristico ronzio. Per suonarlo si usano due bacchette con le estremità avvolte nel caucciù.Si è diffuso in Africa intorno al XII secolo ed è originario della Guinea, ma lo suonano anche in Senegal, Cameroon, Gambia e Mali. Esistono diverse varianti lungo tutto il continente, con piccole differenze nella forma e nel suono prodotto. Le prime testimonianze europee risalgono al XVII secolo e lo strumento descritto nelle cronache sembrerebbe essere di base lo stesso di quello suonato oggi.
    La leggenda vuole che il balafon sia stato creato dal sovrano Soumangourou Kante, re dei Susu in Guinea. Questo sovrano portava sempre con sé un grande balafon, dotato di grandi poteri magici e che suonava dopo ogni vittoria sul campo di battaglia. Per questo motivo lo strumento veniva un tempo suonato dai guerrieri ed è ancora oggi di utilizzo prevalentemente maschile.


    L’uso che viene fatto del balafon e il modo di approcciarsi ad esso cambiano molto di regione in regione. In molte aree il balafon è parte integrante di un rituale, mentre altrove è ormai usato semplicemente per fare musica. In questi ultimi casi, accompagna canti ed è diffuso nelle orchestre di percussioni. Poiché è uno strumento che simboleggia l’amore, in alcuni posti accompagna veste di fidanzamento e matrimoni.

  • Djembe

    Il djembe è uno degli strumenti musicali etnici artigianali che forse più ritorna nell’immaginario collettivo europeo. Si tratta di un tamburo a calice diffuso in paesi dell’Africa Occidentale come Guinea, Conakry, Mali, Burkina Faso, Senegal e Costa d’Avorio.
    Ha un calice in legno di diametro variabile, cavo e con la superficie interna levigata in modo da rendere il timbro dello strumento più ricco. Il calice viene ricoperto con una pelle di capra o di mucca, più di rado. La pelle viene tirata da un sistema di corde e di cerchi metallici, che avvolge tutta la parte superiore dello strumento. Il sistema comprende due procedure di tiraggio, una verticale e una orizzontale. La prima la si effettua subito dopo aver montato la pelle e serve per tendere bene le corde. La seconda, quella orizzontale, consiste nell’intrecciare le corde già tirate a una terza, legata orizzontalmente sul fusto.
    Come buona parte degli strumenti musicali etnici artigianali, anche il djembe è interamente in legno duro, di solito il dimba e teck, ma anche bois rouge, lenge, acagiù, iroko, hare, dugura. Alcune versioni particolarmente di qualità sono realizzati a partire da un unico pezzo di legno, operazione che garantisce una migliore qualità del suono.

    Il djembe è uno strumento con delle origini molto antiche e un poco incerte. Si pensa che provenga dall’attuale Mali e che sia stato invento nell’ormai scomparso impero Bamana più di tremila anni fa. Si sarebbe diffuso in Africa Occidentale intorno al 1000 d. C. grazie ai Numu, fabbri di etnia Mandinka e Susu.  
    In seguito il colonialismo ha portato lo strumento anche in Europa, dove ha acquisito una certa fama intorno agli anni Quaranta.
    Lo strumento si suona a mani piene, di solito come accompagnamento ad altri tamburi e strumenti, per dare vita a composizioni ritmiche.